DON'T PANIC

 

Cosa mi piacerebbe?

Qualche tempo fa, la cara Martina pubblicava la sua lista dei desideri sul suo blog. Potevo io non farlo? Direi di no! Tra l’altro, si avvicina il mio compleanno. Potevo fare una cosa normale? Anche qui, no! Dovevo fare qualcosa che fosse “rivoluzionario” (grazie Steve per aver inflazionato questa parola!) e soprattutto social (10 anni fa avrei scritto interattivo). Nasce allora la mia wishlist, social e rivoluzionaria. Anche perché, diciamocelo, fare i regali è stressante. Devi pensare a cosa può piacere a una persona e devi sperare che non ce l’abbia o che nessun altro abbia avuto la tua stessa idea. Con la mia wishlist vengo incontro a tutte e due le esigenze: sapete cosa mi piacerebbe (e i più bravi, partendo dagli oggetti della lista possono capire cosa mi piacerebbe, ma non ho scritto perché non lo so ancora) e potete vedere se qualcuno ha già avuto la vostra stessa idea (attraverso una sofisticata tecnica di lettura del pensiero attraverso i monitor LCD…se guardate la pagina con il vecchio tubo catodico siete salvi!).

Potevo tenere tutto per me? (Ok, basta domande retoriche) Ma certo che no! Quello che vedete ora, se il tempo e la voglia mi assisteranno, diventerà un vero e proprio socialcoso attraverso il quale chiunque potrà creare la propria lista dei desideri (in una maniera talmente facile che rimarrete a bocca aperta quando la scoprirete!). Devo solo trovare un nome che sia carino e che non sia già registrato come dominio…mi aiutate? (Ok, mentre ci pensate, scorrete la lista, che il mio compleanno è vicino!)


Inserito in creatività

 

La locura

Io parlo della locura, Renè, la locura; la pazzia, che cazzo, Renè, la cerveza; la tradizione, o merda, come la chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia; il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes, in una parola: Platinette. Perchè Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte; “sono cattolico ma sono giovane e vitale perchè mi divertono le minchiate del sabato sera”, è vero o no? Ci fa sentire la coscienza apposto Platinette. Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte; è questo che devi fare tu, Occhi Del Cuore sì, con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto, ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine, smaliziata e allegra come una cazzo di lambada; è la locura, Renè, è la cazzo di locura, se l’acchiappi hai vinto.
(da Boris 3)

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Homo Hispanicus Formulaunensis

Alonso davanti a Button

Da un punto di vista geografico, il territorio d’elezione di questi ominidi può essere diviso in quattro parti, corrispondenti ai punti cardinali. Di queste, solo tre sono abitate, mentre la parte ovest non presenta insediamenti stabili.

La prima delle tribù che si incontra è quella insediata nella parte sud. Questa è caratterizzata dall’adorazione di Alonso, incentivata dalla presenza della corsia box all’interno del loro territorio. La tribù si è aggregata spontaneamente in un unico conglomerato densamente popolato, proprio in prossimità del box di Alonso. Il resto del territorio è scarsamente abitato e ogni piccola comunità ha come capo un sacerdote della divinità, facilmente riconoscibile dall’abbigliamento (perlopiù rosso, ma nei villaggi più periferici è ancora presente qualche sacerdote gialloazzurro).

Raggiungendo il nord in senso orario si attraversano le praterie dell’ovest. Durante questo viaggio non è difficile incontrare un’altra popolazione, i nomadi. Sono facilmente riconoscibili perché viaggiano in piccoli gruppi, a volte da soli, e portano con sé zaino e macchina fotografica. Fanno frequenti soste per fotografare e per scambiarsi informazioni.

Il nord, forse per la sua lontananza dai box, è abitato da individui scarsamente interessati agli avvenimenti in pista. La maggiore attenzione qui è per il cibo e i divertimenti. Sono distribuiti in maniera omogenea nel territorio e, pur indossando spesso i segni distintivi di Alonso, non sono in realtà caratterizzati da fervente religiosità.

La parte est presenta una vista imponente, specialmente al confine con il sud. Qui si trovano molti individui della tribù dei fotografi, caratterizzati da pesanti e ingombranti macchine fotografiche professionali, con le quali fotografano i piloti in pista. Gli insediamenti sono densamente popolati e presentano grandi spazi vuoti tra l’uno e l’altro, corrispondenti ai luoghi di minor interesse per i fotografi.

Per la cronaca, il più veloce di tutti è stato Webber.

Photogallery


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M’illumino di meno 2010 (con più microformats)

Il logo dell'iniziativa "M'illumino di meno"
Anche quest’anno Caterpillar lancia l’iniziativa M’illumino di meno, che si celebrerà, come per gli anni passati, il 12 febbraio . Quest’anno la novità è la modalità dell’evento: anziché un silenzio energetico (che, secondo me, non farebbe male lo stesso), si promuove un’accensione virtuosa, con la presentazione, nelle principali piazze italiane, di luci virtuose alimentate con energie rinnovabili e dimostrazioni di consumo efficiente. Caterpillar sarà in diretta, il 12 febbraio, dai Mercati Traianei in Roma. Questo post, oltre a promuovere l’evento tra il mio sparuto pubblico, serve a commentare l’introduzione dei Microformats hcalendar tra quelli supportati dalla ricerca di Google (che si aggiungono a reviews e people). Un piccolo passo avanti.

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Cosa ho scritto quest’anno?

Se con questo blog ci facessi dei soldi, questo post sarebbe una bieca operazione commerciale. Visto che non ci faccio i soldi (anzi, ce li spendo), questo post resta una bieca operazione commerciale, ma non mi fa guadagnare un centesimo di più.

Vorrei ripercorrere, mese per mese, quanto ho scritto, riproponendovi in lettura un po’ il best of… se si può parlare di best su questo angolo di internet (che quest’anno ha prodotto 33 articoli, 34 con questo, tanto per consumare un po’ di banda).

Gennaio (3 post)

Un post autocelebrativo, il mio bestseller di sempre, ma soprattutto l’articolo con cui ho aperto l’anno: la recensione di Shantaram. Questa ve la consiglio proprio, anche perché il libro merita!

Febbraio (3 post)

Altri tre post, con un’insospettabile ironia sul Kindle, piccoli errori di stampa sulle ricariche telefoniche e un bellissimo video che spiega la crisi finanziaria for the rest of us. Da vedere.

Marzo (6 post)

Si vede che a marzo avevo proprio poco da fare! Non mi metto a elencarli tutti, sarebbe noiosetto, ne segnalo solo un po’: ho scoperto un nuovo modo di viaggiare (molto geek e divertente, l’ho provato in agosto) e ho scritto la recensione del mio attuale telefonino, l’HTC Dream (il famoso Googlefonino). A quanto pare è la seconda pagina più visitata del mio blog.

Aprile (5 post)

In aprile ho presentato il mio First Cat (in opposizione all’omonimo First Dog), dissertato sulla pronuncia del nome dell’attuale scuderia campione del mondo e scritto un piccolo capolavoro incompreso, con strani legami tra diritto e webdesign… mi hanno dato del matto, ma secondo me resta uno dei miei post meglio riusciti.

Maggio (7 post)

Con la tesi in stallo e l’ultimo esame ancora lontano, maggio è stato prolifico, ben 7 articoli (anche se, quasi tutti di poco spessore). Assolutamente da segnalare il wikinaufragio, esperimento letterario con wikipedia (da ripetere!).

Giugno, Luglio e Agosto (0 post)

Estate, tempo di esami e di vacanze…secondo voi, mi mettevo a scrivere sul blog? Ovviamente no, ma non posso lasciarvi a bocca asciutta, quindi ecco le foto delle vacanze estive (da notare: il geohashing).

Settembre (3 post)

A settembre il blog cambia forma e diventa come lo vedete ora, gli altri due post sono fotografie scattate con il telefonino.

Ottobre (4 post)

Qualche ritoccatina al tema, il nuovo servizio di Google e un articolo sul futuro della lettura, frutto della sperimentazione estiva di un ebook reader. Questo, decisamente buono (ok, io sono l’oste, ma questo è buono davvero!).

Novembre (1 post)

C’è poco da scegliere. Nel mese in cui mi sono laureato, ho scritto solo la recensione dell’ultimo gingillo tecnologico comprato, il Kindle 2. Si integra con l’articolo del mese scorso e sono costretto a dire che è il migliore di novembre, visto che non ho scritto altro.

Dicembre (2 post)

Qui è controverso: devo inserire nel conteggio dei post anche questo? Ma soprattutto, se questo articolo linka tutti i miei post, dovrebbe linkare anche a questo? Facciamo così, lo inserisco nel conteggio (in fondo, l’ho scritto), ma non lo linko (in fondo, lo state leggendo). L’altro mio articolo è su un nuovo strumento di Google per i webmaster, strumento che però, secondo me, non funziona affatto.

E il 2010?

Perché fare previsioni? Quello che verrà, verrà. Buon Anno a tutti!

(Ah, se volete leggere anche i vecchissimi post, senza dover premere diverse volte il pulsante PREV del blog, c’è questo bellissimo archivio che presto avrà uno stile tutto suo e un link in alto per aumentarne la visibilità!)


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Browser size? Per ora non ci siamo proprio!

Google ha lanciato un nuovo servizio, chiamato Browser Size (attualmente è nei Labs, quindi si spera verrà migliorato). L’idea è quello di restituire velocemente quanta parte di sito è visibile sullo schermo dei visitatori, in base alle statistiche di Google. L’idea sarebbe anche buona (utile, non so…), la realizzazione è però pessima. Tralasciando le linee nere che sembrano disegnate con Paint, come potete notare dalle immagini successive (che si ingrandiranno, se ci cliccate su), questo strumento non tiene minimamente conto del layout della pagina. Su un Aspire One (1024×600), il contenuto degli articoli è visibile per il 95% degli utenti, data, commenti e tag, per il 90%. Su un Dell XPS M1530 (1280×800), magicamente, Browser Size ci dice che in realtà solo il 90% degli utenti riuscirà a vedere il contenuto degli articoli (e l’altro 5%?) e le informazioni sul post saranno visibili solo alla metà dei visitatori. Volete sentirvi male? Su un iMac 21.5” (1920×1080) si consuma un vero dramma: solo il 50% dei visitatori vedrà gli articoli senza dover “scrollare” orizzontalmente e le altre informazioni saranno disponibili a meno di un 9% di visitatori facoltosi e fortunati…Cosa si è perso Google? Semplice, il layout del sito è “centrato” rispetto alla finestra…roba che capirebbe anche IE6…

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Come si vede su un Aspire One

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Ecco cosa si vede con il Dell

Con l'iMac? Un dramma...tutto da buttare!

Con l'iMac? Un dramma...tutto da buttare!


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Kindle, ecco come va

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Come già scritto qualche tempo fa, mi sono lanciato nel fantastico mondo degli ebook. Se volete sapere come funzionano questi marchingegni e com’è l’esperienza di leggere un libro su uno schermo eink, vi invito a leggere (o a rileggere) il mio vecchio post. In questo post vi racconto com’è la vita con il Kindle.

Più grigi, più bello

Una delle prime cose che salta all’occhio, rispetto al mio bebook, è che si hanno più toni di grigio a disposizione. Questo vuol dire immagini più belle (tanto che, bloccando lo schermo, vengono proposti ritratti di scrittori o immagini legate al mondo della lettura, proprio per sottolineare che “sì, col Kindle si guardano anche le figure!”). Forse l’unico effetto collaterale è che lo sfondo non è più bianchissimo, ma un po’ grigetto (tipo foglio di carta riciclata) e questo diminuisce il contrasto del dispositivo. Niente di apocalittico, solo che in condizioni di scarsa visibilità un libro classico riesci ancora ancora a leggerlo, il bebook ti affatica, col Kindle è meglio che lo spegni (e il tuo nervo ottico ti ringrazierà).

Whispernet, la rete che sussurra

L’avevo già annunciata come la killer feature del Kindle e così è. Poter comprare libri in qualunque momento e da qualunque posto (o quasi, visto che la rete dei UMTS/GPRS non arriva sottoterra e in alcune località) è un’esperienza diversa. Si comprano più libri e forse si legge anche di più. Il piacere poi di fare colazione in pigiama leggendo la copia del quotidiano del mattino (e senza dover uscire di casa) è unico…tra l’altro, ho imparato a leggere un quotidiano ogni giorno, cosa che arricchisce e che tutti gli insegnanti di Italiano suggeriscono (e non ditemi che basta leggere le edizioni online, perché gli articoli sul quotidiano sono più lunghi e ci sono più approfondimenti…per ora le edizioni web dei quotidiani italiani sono, per come la vedo io, “superficiali”). Se vogliamo trovare un difetto, tenere l’antenna del Kindle accesa ne riduce l’autonomia a poco meno di 3-4 giorni, cosa del tutto inaccettabile. Per fortuna, è possibile spegnere l’antenna e accenderla solo quando serve, così che l’autonomia diventa accettabile (dovrebbero essere circa 2 settimane).

The ipod effect

L’obiettivo (più o meno) dichiarato di Amazon è di fare del Kindle l’ipod degli ebook. Esistono altri ebook reader, anche più economici, anche con più funzioni, ma il Kindle ha dalla sua un’interfaccia semplice, si può usare senza un computer (grazie alla rete) e un nome alle spalle che è già una garanzia per i libri online. Se ci aggiungete che è bianco, che ha i bordi arrotondati, che la parte posteriore è di metallo con una striscetta in plastica (come un iPhone 1G, per capirsi), che i cavi sono rigorosamente bianchi, capite che l’idea di Amazon è che la gente usi Kindle come sinonimo di ebook reader (come già usa ipod come sinonimo di lettore mp3). Secondo me ci sta riuscendo, visto che sono stati annunciati diversi prodotti anti-Kindle.

Cosa ci stiamo perdendo

Il vero tallone d’Achille, per ora, è la mancanza di contenuti in italiano. Lo stesso lettore viene reclamizzato con la tagline “Get English language books delivered wirelessly in 60 seconds”. “English language books”, appunto, non “books”. Speriamo solo che sia questione di tempo, anche perché non tutti i libri sono disponibili in Europa (per fare un esempio, l’ultimo Dan Brown, che sta vendendo di più in versione Kindle che cartaceo, non è disponibile per i Kindle europei) e i contenuti in lingua italiana (o francese o spagnola o tedesca ecc.) porterebbero ancora più utenti. Se poi, come me, non avete grossi problemi a leggere in inglese (e il fantastico dizionario integrato nel Kindle vi da una mano: posizionate il cursore su una parola e avrete la definizione completa) il prodotto è già godibilissimo così, ma i libri in italiano sarebbero una gradita aggiunta.


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